Sottoporre un’opera alla recensione di qualcuno che non si conosce significa da una parte mettere in discussione il proprio lavoro correndo il rischio di ottenere un riscontro negativo e dall’altro ostentare una sicurezza tale da rischiare di sembrare sfacciati nel pretendere che una persona dedichi del tempo per valutare un’idea, un’intuizione o anche solo una semplice storia che è sgorgata dalla nostra fantasia. Ma penso che alla fine il gioco (la possibilità di essere stroncati o di sembrare presuntuosi) valga la candela (far leggere la propria storia). Per questo motivo qualche settimana fa ho inviato il mio secondo romanzo “Le verità altrui” ad alcuni siti che dichiaravano un’aperta disponibilità a recensire opere anche di autori esordienti e alle prima armi come il sottoscritto.
Una di queste comunità è Annessi e Connessi  a cui ho fatto pervenire copia cartacea del libro e che sono stati i primi a rispondermi con quella che posso definire “una vera recensione”, anche se negativa. Sono convinto che anche le stroncature servano a crescere e in questo caso vorrei provare a commentare gli aspetti principali della recensione per cercare di darne una mia interpretazione.
L’articolo originale si puà leggere al seguente indirizzo dove è anche possibile commentare la recensione stessa.

Inizia così:

Un omicidio efferato in un paesuccio lontano dal mare, un’indagine frettolosa, un uomo solitario con un dono che è la sua condanna: conoscere la verità assoluta e non poterla nascondere.
Questa in breve la trama del romanzo di Salvatore Scarciglia, Le verità altrui. Alla lettura di questa opera risulta evidente l’inesperienza dell’autore nella scrittura di una storia dalle potenzialità di ampio respiro, comprimendola senza valorizzarla.

L’inizio non è dei più promettenti, a cominciare dal “paesuccio” e dall’indagine “frettolosa” per passare poi alla mia “evidente inesperienza“, il mio intento però era quello di far passare in secondo piano la storia vera e propria, anzi l’intreccio appena raccontato serve a far venire a galla il fulcro dell’intera vicenda ovvero la gestione della verità da parte dei personaggi, ma non mi scoraggio e continuo a leggere,

La trama infatti preannuncia senza dubbio delle interessanti implicazioni, che potevano essere effettivamente ben espresse attraverso un taglio giallo/poliziesco come quello esemplificato nel libro.

Ma il mio libro non voleva essere né un giallo né tantomeno un poliziesco. Comunque le implicazioni interessanti ci sono.

Peccato che tristi scelte stilistiche abbiano reso inefficace il tentativo privando di qualunque mordente la storia: l’utilizzo del raccontato rispetto al mostrato allontana di anni luce il lettore dal cuore della vicenda; il focalizzarsi su dettagli insignificati (due pagine e mezza per un incipit equivalente all’ “era una notte buia e tempestosa”) a discapito di passaggi importanti funzionali alla trama e all’immedesimazione che invece vengono raccontati in una manciata di parole; un’infelice costruzione della storia, anticipando alle primissime pagine il momento che dovrebbe costituirne un climax, facendo trovare quindi un buco nella sequenza narrativa; la percezione continua di clichè e stereotipo, mai espressa in accenti eclatanti ma rivelata da alcuni dettagli, che rende la lettura poco appagante.

Un po’ duro e accademico come commento, ma ci sta. Ammetto di non essere capace di scrivere delle trame che lasciano col fiato sospeso fino all’ultima pagina e che fanno immedesimare il lettore nel protagonista, ma forse non è questo lo scopo che mi sono dato scrivendo il mio secondo romanzo. Sono convinto che aver lasciato alla casa editrice la possibilità di inserirlo nel genere “Thriller” sia stata una mia leggerzza legata, questa volta sì, all’inesperienza. Non è un thriller e non vuole esserlo.

Insomma, un romanzo decisamente acerbo, che dovrebbe costituire un punto di partenza per una profonda rielaborazione sia stilistica che strutturale, magari supportata da un editor, per rendere giustizia ad un concept che nonostante tutto è abbastanza originale e che, se ben sfruttato, fornirebbe ottimi spunti narrativi e di approfondimento.

Penso che la critica più importante e rilevante, e che faccio mia appieno, sia quella contenuta in questo ultimo stralcio e che riguarda la mancanza di un grosso lavoro di editing pre-pubblicazione, operazione questa che la piccola casa editrice che ha voluto investire su di me pubblicandomi e che non finirò mai di ringraziare non ha potuto sostenere  come forse fanno le case editrici più grandi.

Alla fine leggere questa recensione mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca anche se non ha smorzato per niente la mia voglia di scrivere storie e scriverle così come vengono plasmate nella mia testa. Un ultimo pensiero: mi sono chiesto se anche io nella mia esperienza di lettore non mi fossi mai trovato nella condizione di dare un giudizio così negativo su un libro che ho letto e la risposta inevitabilmente è stata affermativa. Ho cercato di capire quando può essere successo e mi sono reso conto che tutte le volte che ho criticato un romanzo, anche di autori molto famosi, è accaduto nel momento in cui sono stato in qualche modo costretto a leggere un’opera senza che la mia naturale curiosità di lettore mi avesse spinto verso quel determinato autore. Allora ho pensato che deve essere davvero difficile fare il “recensore”, perchè spesso ti capita di perdere delle ore del tuo prezioso tempo su storie o generi che non sono affini alle tue preferenze in qualità di lettore.

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