Tempo di doni questo che ci porta al Natale e come tanti piccoli regalini stanno arrivando le recensioni al mio romanzo “Le verità altrui” uscito oramai nel lontano Luglio 2013. Dopo una recensione negativa  ma poco costruttiva, almeno questo il mio parere, ed una positiva  mi avvio  a commentare anche la terza giuntami questa volta da MondoScrittura  un sito che offre agli autori esordienti la possibilità di essere recrensiti in un tempo che reputo straordinariamente breve.
Come per le precedenti due mi piacerebbe soffermarmi sui punti che compongono la recensione e darne una mia visione, per chi volesse la recensione completa si trova al seguente indirizzo.
Cominciamo:

Leggendo “Le verità altrui” salta immediatamente all’occhio il forte squilibrio tra sequenze riflessive e sequenze attive, tra azione e descrizione; già dall’incipit, che si dilunga inutilmente sulle condizioni meteorologiche, è difatti possibile avere un’idea del tipo di narrazione che ci si troverà davanti. Un’esposizione lenta e articolata, a discapito di un intreccio tutto sommato lineare e piuttosto ben elaborato, nonostante la tematica non sia tra le più originali e nonostante le pecche che analizzerò più avanti.

Mi piace. Mi piace l’approccio alla lettura e il modo in cui vengono esposte le critiche. L’analisi è corretta, come ho potuto sottolineare più volte in precedenza il romanzo va lento e senza scossoni per scelta del suo autore (che sarei io) e non vuole creare né pathos né tensione in chi legge. Ancora una volta mi pento del fatto che il romanzo sia stato inserito nella collana “Thriller” dalla casa editrice.

Dal punto di vista stilistico, la scelta di anteporre il climax allo sviluppo vero e proprio, che potrebbe risultare un azzardo se gestita male, appare invece ben congegnata: da apprezzare la capacità dell’autore di instillare il dubbio, costruendo un personaggio tormentato e misterioso attorno cui ruotano le vicende. Quello che non funziona è lo stile vero e proprio: farraginoso e statico, inutilmente annacquato da sequenze che non aggiungono nulla alla funzionalità della storia e che anziché fluidificare, appesantiscono la lettura.

Lettura attenta e approfondita del modo in cui ho voluto raccontare le vicende del romanzo, una scelta che può non piacere ma che corrisponde alla mia volontà di descrivere gli eventi.

L’opera potrebbe dividersi in due macrosezioni: la prima, fino all’omicidio, incentrata prettamente sul tormento del protagonista e sul suo dono, esplicitato soltanto durante la confessione con padre Fajtor. Questa prima parte appare indubbiamente la più lenta e la più introspettiva. La seconda parte invece ruota principalmente attorno all’omicidio della figlia del sindaco e alle indagini che ne seguono, in una girandola di testimonianze e interrogatori volti a ricostruire la verità su quella morte. C’è da evidenziare che nonostante la prima parte sia propedeutica alla seconda, le due macroaree appaiono troppo scollate: molto diverse sia nella retorica sia nelle intenzioni. Punto dolente lo scioglimento: nonostante non ci si trovi di fronte a un giallo canonico, la totale assenza di spiegazioni al fatto principale che regge tutta la seconda parte del romanzo, è assai penalizzante.

Le due parti (anche se nelle mie intenzioni sarebbero dovute essere una sola) sono differenziate dal contesto che vanno a rappresentare, come giustamente il recensore fa notare. Da una parte il buio interiore del protagonista che ha perso la luce in seguito a vicende personali, dall’altra la luce di una cittadina che lentamente si spegne inesorabile di fronte agli eventi tragici che vi si consumano.

Su tutta l’opera aleggia il concetto di “verità”, assoluta e relativa, che viene trattato in maniera poco narrativa e molto filosofica, fattore che contribuisce a rallentare l’esposizione e ad aumentare l’insofferenza del lettore.

Non so se trattare un argomento come la verità in modo più filosofico che narrativo sia un pregio o un difetto, ma è il mio modo di farlo.

In conclusione, “Le verità altrui” si presenta con una buona base di partenza, che però avrebbe dovuto essere elaborata meglio sia dal punto di vista stilistico sia da quello strutturale.

Va bene così. Sono soddisfatto della recensione che svela una lettura attenta e dettagliata.

filo