Passi – Jerzy Kosinsky

passiNon ero pronto per Jerzy Kosinski e forse questo è il motivo per cui non sono riuscito a staccare gli occhi da questo gioiello di narrativa prima di averne terminato l’intera lettura. Un libro fatto di tantissimi piccoli racconti che si susseguono apparentemente senza nessun legame tra loro se non il delirio che li contraddistingue.

Kosinski usa una prosa elegante, in prima persona, i suoi personaggi non hanno mai un nome proprio ma sono sempre il ragazzo, la ragazza, la donna, lo straniero, così da lasciare inalterato quel freddo legame che di solito ci lega agli sconosciuti. La prosa dicevo è lineare, morbida, avvolgente e mai scontata, accarezza il lettore con parole suadenti e descrizioni al limite dell’essenziale, lo culla con termini dolci, lo assorbe nella narrazione e lo accompagna verso l’ignoto, e quando è certo che il lettore abbia abbassato le difese lo colpisce improvviso con un pugno allo stomaco, lasciandolo senza fiato, senza parole e stordito per la crudezza con cui il colpo è arrivato.

Un volume da leggere e rileggere, ma non illudetevi perchè l’inquietudine che ne ricaverete sarà sempre la stessa.

Devo ammettere che Hugh Kenner in quarta di copertina ha centrato il bersaglio quando ha detto che dietro questo capolavoro si celano Céline e Kafka. A mio avviso soprattuto il primo del quale ritrovo gli stessi passaggi assurdi e sconvolgenti del “Viaggio al termine della notte”, un altro capolavoro assoluto da cui non si può prescindere.

Il re pallido – David Foster Wallace

David Foster Wallace - Il re pallido“Il re pallido” è l’ultima opera di David Foster Wallace, un romanzo lasciato incompiuto e ricomposto solo dopo la morte del suo autore che procede lento e delirante verso il nulla, che non ha un punto di partenza nè un arrivo formale e delineato, ma si distingue in una serie di istantanee a colori sfocati sullo sfondo della vita dei suoi personaggi. La colonna sonora delle storie che in esso vengono narrate è la noia nella sua più alta identificazione, il tedio legato alla routine del lavorare presso un ente governativo americano come l’Agenzia delle entrate statunitense, esperienza che lo stesso Wallace ha provato in prima persona per un lungo anno e da cui ha tratto le rappresentazioni grottesche di personaggi al limite tra la follia, l’autolesionismo e l’impossibilità di reagire alla caduta sotto la scure di un destino inafferrabile e crudele.
E’ un libro difficile come tra l’altro lo è stato “La scopa del sistema” già recensito nel mio blog, ma affascinante e a tratti allucinante.
Letteratura isterica allo stato puro, senza filtri né regole, ma con un urlo disperato che accompagna la lettura dall’inizio alla fine.

La scopa del sistema – David Foster Wallace

sds Il romanzo di Wallace è come un viaggio circolare, un percorso che il lettore compie più volte tornando sempre su se stesso ma effettuato con mezzi di trasporto sempre diversi. Quasi si potesse percorrere un tratto a piedi, uno in auto, un altro in bici e poi in moto, aereo, nave e così via per tornare ai piedi, l’auto, etc. Ogni tragitto, almeno all’inizio, coinvolge personaggi sempre differenti e che apparentemente hanno poco da spartire tra loro finchè non si delinea un tema, un progetto che, seppur assurdo, fa da collante tra le vite raccontate. La storia è narrata alternativamente, ma senza uno schema preciso, in prima persona dal punto di vista dei tanti personaggi, in terza persona quando serve allontanarsi dal contesto oppure sotto forma di racconto dentro la storia, una narrazione ricorsiva che lega ciò che accade nella trama principale ai nuovi ed estemporanei protagonisti che fanno la loro comparsa per poche pagine in questa sinfonia stonata di strumenti ottimamente suonati.
La protagonista è doppia, nel senso che si tratta di due donne, che però condividono lo stesso nome, lo stesso cognome e in parte lo stesso carattere. Ciò che le differenzia è l’età, in quanto la prima è la pronipote della seconda essendo quest’ultima la bisnonna della prima.
Wallace gorgheggia nel pantano di rapporti personali falsi e surreali. Così come surreale è la maggior parte del romanzo, a volte comico, altre tragico o spietato, sempre e comunque cinico nel raccontare le debolezze dei singoli personaggi. Un punto di forza della storia risiede nei dialoghi, sempre incalzanti e diretti, allucinati e complessi, dei quali spesso si intuiscono i personaggi coinvolti solo dopo qualche pagina.
Un libro sicuramente difficile e mai scontato, che non si preoccupa della sensibilità del lettore ma lo accompagna, con spinte e strattoni neanche troppo garbati, nel deserto nero della follia umana.

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