Allegri non troppo – Prima puntata

demosteneNella villa del conte Allegri vigeva un caos infernale. Alle due della notte, tra un sabato e una domenica d’agosto, tutta la servitù era schierata in giardino sorvegliata da agenti di polizia in divisa. All’interno dell’abitazione un corpo senza vita giaceva a terra, disteso in salotto su un tappeto indiano appesantito da litri di sangue raggrumato. Solo poche ore prima si stava consumando una cena elegante i cui partecipanti facevano tutti parte dell’alta borghesia cittadina. I padroni di casa, conte Allegri e contessa Bernazzoli, ricevevano con cordialità l’avvocato Settembrini, il chirurgo plastico di fama internazionale Professor Salvini, il critico culinario Gentile, il giocatore di golf Stefano Missi e la reginetta di bellezza Valentina Costipa.
Tutto procedeva secondo il programma prestabilito dalla padrona di casa finchè, inspiegabilmente, verso le undici della sera, chi per un motivo e chi per un altro, tutti i commensali abbandonarono la tavola lasciando soli il padrone di casa e la sua consorte. Il bagno, una sigaretta, un’impellente telefonata erano tra le scuse addotte dai più per l’improvviso allontanamento. Il conte e la contessa, rimasti seduti ai loro posti, attesero alcuni minuti finché il primo, congedandosi cordialmente dalla seconda, decise di fare una capatina nel proprio studio, una piccola stanza che si trovava al di là del salotto, per recuperare un importante documento. Disgraziatamente non giunse mai a destinazione perché fu trovato disteso a terra dalla signorina Costipa che, lanciato un urlo adatto al caso, fece sopraggiungere tutti gli invitati nei pressi della raccapricciante scena che aveva testé scoperto. Molti di loro riconobbero, poggiato a terra vicino alla scrivania, un prezioso cimelio di famiglia, un mezzobusto in marmo di un famoso oratore greco, che era stato utilizzato per frantumare la scatola cranica del malcapitato. L’incidente domestico venne immediatamente abbandonato quale causa del decesso.
Avvisarono la polizia che, giunta in pochi minuti al numero 12 di Via Degli Alfieri, raccolse la servitù in giardino e tutti gli invitati nella sala da pranzo della villa stessa.
Dopo un quarto d’ora d’attesa un agente informò gli ospiti che era finalmente giunto il commissario Friederiksen, la persona che avrebbe seguito il caso e di conseguenza condotto i primi interrogatori quella sera stessa nella residenza Allegri.

Antonio Friederiksen era un uomo sulla cinquantina, abbastanza basso, corporatura robusta con tendenza all’obesità. A dispetto dell’età i pochi capelli che gli erano rimasti sulle tempie erano ancora neri come il carbone, così come le folte sopracciglia che facevano di tutto per congiungersi sopra un naso spesso rosso e gonfio a causa di un’allergia cronica. Figlio di un immigrato olandese e di un’operaia italiana, aveva ereditato dal padre solo l’impronunciabile cognome e la sofferenza per il caldo afoso delle estati abruzzesi.

Giunse sul luogo del delitto accaldato e sudaticcio, tanto da produrre in chi lo attendeva una smorfia di disgusto per lo stato igienico precario in cui si trovava. Ad un angolo della sala si trovava la contessa in lacrime, accudita dalla signorina Costipa e dall’aitante golfista che non perdeva occasione per elargire sorrisi alla giovane ancora in preda allo choc per il ritrovamento del corpo. Gli altri ospiti discutevano tra loro circa l’inatteso e inopportuno prolungarsi della serata.
– Buonasera a tuttti – esordì il commissario – sono il tenente Friederiksen.
Nessuno osò aprire bocca. Solo la contessa cercò di rianimarsi e gli si fece incontro.
– Buonasera commissario Frischen, sono la contessa Bernazzoli, moglie del defunto conte Allegri.
– Le mie condoglianze contessa – rispose l’uomo di legge stringendole la delicata mano tremante –  ma mi chiamo Friederiksen.
– Oh mi perdoni – si scusò la contessa che, dopo aver palesemente indagato l’aspetto del suo interlocutore, proseguì – gradisce qualcosa di fresco, commissario Frexen?
– No, grazie – rispose il commissario spazientito.
– Commissario! – esordì l’avvocato Settembrini con fare sicuro e baldanzoso – io sono l’avvoca…
– Per cortesia – lo interruppe il professor Salvini – non vogliamo certo…
– Ma cristo santo – si intromise il signor Gentile – stiamo aspettando da…
– Silenzio! – sentenziò Friederiksen – parlerete solo quando ve lo chiederò io e al momento opportuno.
Calò un silenzio di tomba nell’intero locale in cui rieccheggiavano, a cadenza precisa e costante, solo i singhiozzi dell’ormai vedova Allegri.
Il commissario Friederiksen si tolse la giacca e la poggiò sullo schienale di una sedia, quindi vi si sedette e tirò fuori dalla tasca interna un taccuino e una penna. Si ravvivò il piccolo riporto che gli copriva mezza testa e fissò, uno dopo l’altro, gli ospiti del conte Allegri. Stava per esordire quando si sentì un tonfo sordo provenire dall’angolo della stanza. La giovane miss Valentina Costipa aveva perso i sensi ed era piombata a terra come un sacco vuoto, pochi istanti dopo la contessa fissò il giovane Missi con sguardo severo e gli mollò un sonoro ceffone. Questi indietreggiò e, urtando un tavolino di cristallo, fece cadere a terra alcuni fogli che erano stati sistemati in modo precario sullo stesso; le pagine si sparsero sul pavimento. Tutti accorsero per soccorrere la giovane priva di sensi e Friederiksen si accorse che l’avvocato Settembrini stava cercando maldestramente di mettere in tasca uno dei fogli raccolti dal pavimento. Non fu l’unico a notare quel movimento, poiché il professor Salvini strinse il braccio dell’avvocato in una morsa tutt’altro che amichevole obbligandolo a lasciare a terra il foglio che aveva raccolto. A quel punto il critico Gentile fissò con fare attonito l’avvocato come a chiedere spiegazioni, ma quest’ultimo chiuse gli occhi e scosse la testa. La contessa si alzò di scatto e, dirigendosi verso il chirurgo, si strappò con forza la collana di perle che aveva al collo e la gettò in faccia all’avvocato.
Intervennero gli agenti che fecero accomodare tutti su delle sedie portate all’uopo e distesero la giovane reginetta di bellezza, ancora priva di sensi, su un divanetto. Il commissario Friederiksen fece cenno a uno di questi di avvicinarglisi e, quando fu a pochi centimentri, gli ordinò:
– Chiama mia moglie e avvisa che non sarò di ritorno prima di domani.
Poi, quasi tra sé e sé concluse: – sarà una lunga notte.

 

(ogni riferimento a cose o persone realmente esistenti è puramente casuale, i nomi e le vicende sono opera di pura fantasia)