Il tennis come esperienza religiosa – David Foster Wallace

tennisIl tennis come esperienza religiosa rappresenta un saggio sotto forma di reportage giornalistico o, se lo preferite, un pezzo da rivista tecnica sotto forma di saggio che DFW ha dedicato allo sport che più di tutti lo ha intrigato in gioventù, e grazie al quale ha sempre potuto giustificare la grande bandana che portava sulla testa. In realtà si tratta di due saggi, il primo dei quali mette in evidenza il business che ruota attorno ai grandi eventi tennistici del Grande Slam ed in particolare quelli americani (Flushing Meadows), mentre il secondo prende Roger Federer e ne innalza le lodi fino all’olimpo degli sportivi di tutti i tempi.
Per chi ama il tennis si tratta di un piccolo volume interessante e ben strutturato, per gli amanti di Wallace un’altra occasione a dimostrare la capacità di questo grande autore nel saper scrivere praticamente di qualsiasi cosa con una pienezza e una consapevolezza che è difficile riscontrare così allargata in altri autori contemporanei. Per chi ama sia il tennis che DFW un libro imprescindibile.

Di carne e di nulla – David Foster Wallace

dicarneedinullaHo letto diverse opinioni su questa raccolta di saggi di David Foster Wallace, e devo dire che nessuna di queste mi ha mai convinto più di tanto. Ci si è sempre soffermati sul volume in quanto tale e non sul suo contenuto più intimo.

Mi spiego meglio: tra chi pensa si tratti di una mossa di marketing ben congegnata al fine di recuperare denaro sfruttando il nome di un autore che purtroppo non potrà produrre più nulla e chi invece avrebbe idolatrato anche la lista della spesa purchè fosse stata scritta da DFW, io penso ci si debba piuttosto soffermare sul contenuto di questi 13 pezzi estrapolati dalla produzione del compianto Wallace e considerare quello che da essi vien fuori del loro autore.
Potrei parlare della straordinarietà con cui egli sia stato in grado, nella sua vita, di affrontare argomenti spesso opposti e contraddittori, passando da Wittgenstein a Terminator 2, dalla matematica alla poesia, dal divertimento dello scrivere alla stroncatura impietosa di opere altrui, dal prendersi in giro all’esaltarsi per un film di fantascienza, dallo scrivere dell’amore e dell’AIDS nella stessa pagina.

Ma quello che mi preme più sottolineare è che i momenti forse più toccanti dell’intero volume sono rappresentati dalle tre interviste che chiudono il saggio e che ci presentano un ragazzo che, tra le tante difficoltà dello scrivere, del lavorare, del farsi apprezzare, deve fare i conti quotidianamente con il proprio genio. Ogni domanda che gli viene posta sembra sottintenderne un’altra molto più diretta e crudele: da dove deriva tutto il tuo talento? E ogni risposta nasconde lo straniamento di un uomo che non è in grado di rispondere in maniera diretta a questo quesito e così brancola tra filosofia, matematica, passioni, risate improvvise e lacrime trattenute.

Un libro da leggere se si apprezza DFW in tutta la sua drammaticità e che non farà che aumentare il rimpianto di non averlo più tra noi.

Il re pallido – David Foster Wallace

David Foster Wallace - Il re pallido“Il re pallido” è l’ultima opera di David Foster Wallace, un romanzo lasciato incompiuto e ricomposto solo dopo la morte del suo autore che procede lento e delirante verso il nulla, che non ha un punto di partenza nè un arrivo formale e delineato, ma si distingue in una serie di istantanee a colori sfocati sullo sfondo della vita dei suoi personaggi. La colonna sonora delle storie che in esso vengono narrate è la noia nella sua più alta identificazione, il tedio legato alla routine del lavorare presso un ente governativo americano come l’Agenzia delle entrate statunitense, esperienza che lo stesso Wallace ha provato in prima persona per un lungo anno e da cui ha tratto le rappresentazioni grottesche di personaggi al limite tra la follia, l’autolesionismo e l’impossibilità di reagire alla caduta sotto la scure di un destino inafferrabile e crudele.
E’ un libro difficile come tra l’altro lo è stato “La scopa del sistema” già recensito nel mio blog, ma affascinante e a tratti allucinante.
Letteratura isterica allo stato puro, senza filtri né regole, ma con un urlo disperato che accompagna la lettura dall’inizio alla fine.

La scopa del sistema – David Foster Wallace

sds Il romanzo di Wallace è come un viaggio circolare, un percorso che il lettore compie più volte tornando sempre su se stesso ma effettuato con mezzi di trasporto sempre diversi. Quasi si potesse percorrere un tratto a piedi, uno in auto, un altro in bici e poi in moto, aereo, nave e così via per tornare ai piedi, l’auto, etc. Ogni tragitto, almeno all’inizio, coinvolge personaggi sempre differenti e che apparentemente hanno poco da spartire tra loro finchè non si delinea un tema, un progetto che, seppur assurdo, fa da collante tra le vite raccontate. La storia è narrata alternativamente, ma senza uno schema preciso, in prima persona dal punto di vista dei tanti personaggi, in terza persona quando serve allontanarsi dal contesto oppure sotto forma di racconto dentro la storia, una narrazione ricorsiva che lega ciò che accade nella trama principale ai nuovi ed estemporanei protagonisti che fanno la loro comparsa per poche pagine in questa sinfonia stonata di strumenti ottimamente suonati.
La protagonista è doppia, nel senso che si tratta di due donne, che però condividono lo stesso nome, lo stesso cognome e in parte lo stesso carattere. Ciò che le differenzia è l’età, in quanto la prima è la pronipote della seconda essendo quest’ultima la bisnonna della prima.
Wallace gorgheggia nel pantano di rapporti personali falsi e surreali. Così come surreale è la maggior parte del romanzo, a volte comico, altre tragico o spietato, sempre e comunque cinico nel raccontare le debolezze dei singoli personaggi. Un punto di forza della storia risiede nei dialoghi, sempre incalzanti e diretti, allucinati e complessi, dei quali spesso si intuiscono i personaggi coinvolti solo dopo qualche pagina.
Un libro sicuramente difficile e mai scontato, che non si preoccupa della sensibilità del lettore ma lo accompagna, con spinte e strattoni neanche troppo garbati, nel deserto nero della follia umana.

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