Sono passati oramai alcuni mesi da quando ho terminato la stesura del mio secondo romanzo. Pochi mesi trascorsi a rileggerlo, correggerlo, ripensarne alcuni aspetti e riscrivene intere parti. Mi sono accorto che ogni volta che lo leggo ci sono alcuni capitoli che vorrei modificare, non necessariamente raggiungendo un risultato migliore, ma solo per il gusto di dargli una rinfrescata. Mi sembra di essere giunto ad un punto morto. Sono convinto che ogni due o tre cicli di correzione inevitabilmente mi ritrovo a riscrivere i paragrafi nello stesso modo in cui erano stati scritti in origine. E’ un circolo vizioso, o forse è solo un mio limite.
Come al solito ho fatto leggere i miei deliri ad Antonella, mia moglie. Alcuni giorni dopo averle passato il manoscritto, al ritorno a casa, l’ho ritrovato poggiato sul mobile dell’ingresso. Ho capito subito che aveva finito di leggerlo perchè tra i fogli non vi era nessun segnalibro. L’ho preso in mano, facendo correre velocemente le pagine tra le mie dita fino a giungere all’ultima, proprio dove si trova la prola ‘FINE’. Chiudendolo mi sono accorto che nell’ultima di copertina, con segno deciso e profondo e utilizzando una penna rossa, la mia ancora unica lettrice aveva scritto un breve commento: bellissimo.

Adesso non importa se il mio libro verrà cestinato da tutte le case editrice a cui lo sto proponendo. Davvero non m’importa. Vorrei, per pochi istanti, che i miei figli fossero un po’ più grandi solo per il piacere di ricevere la loro opinione su quello che il loro vecchio papà scrive.
E’ vero, si tratta soilo di storie, ma dietro ogni storia c’è un messaggio, un significato. La voglia di trasmettere agli altri le proprie opinioni.

Scrivere: perché? non è questa la sola domanda che voglio pormi, ma anche “per chi?”.
Per me stesso prima di tutto.