La scorsa estate ho scritto in quattro e quattr’otto il mio secondo romanzo. A pensareci ora sono io il primo a stupirsi di come mi sia uscito di getto e facilmente; è vero che le revisioni sono state tante e molto spesso corpose, ma la struttura portante della storia era pronta in poco più di un mese. Terminato il lavoro mi ero ripromesso di lasciarlo un po’ nel cassetto a decantare, per poi riprenderlo e rivederlo per l’ennesima volta. Nel frattempo ho inviato a case editrici medio piccole e agenti letterari la sinossi del romanzo e un estratto dello stesso (a volte il romanzo completo), restando in paziente attesa di un riscontro.
Considerando i tempi di lettura molto lunghi delle case editrici ho cercato di dimenticare il fatto che il mio figliolo fosse in giro a farsi valutare e ho rpireso la mia routine di sempre. Su trentasette email inviate devo dire che, dopo più di sei mesi, solo pochissimi hanno risposto (qualche rifiuto e qualche editore a pagamento che ho lasciato perdere a priori).
Alcune settimana fa mi arriva una email di una piccola casa editrice, a cui avevo inviato il mio manoscritto, il cui senso può essere riassunto da questo breve estratto:

Abbiamo sottoposto la sua opera  … a 2 livelli di lettura, che ne hanno purtroppo evidenziato la non idoneità alla pubblicazione nelle nostre linee editoriali.

Cordiali saluti e buona notte. Sopita la solita, forte, delusione, ho archiviato il messaggio non sapendo se inconsciamente ringraziare la casa editrice per avermi risposto o preferire il silenzio al rifiuto. Rimuginavo nella bile, eppure sentivo una vocina dentro di me che mi ossessionava: non è possibile, non è possibile! Non può essere che nessuno apprezzi la mia opera (lo so, sono un inguaribile ottimista, ma sono fatto così).
Lo stesso giorno, circa tre ore più tardi, mi arriva inaspettato un nuovo messsaggio della casa editrice di cui sopra. Lo consulto dal cellulare e la prima cosa che leggo è l’oggetto del messaggio stesso: TERRIBILE ERRORE!. Sulle prime ho pensato ad uno scherzo, ma poi l’ho aperto e ho letto quanto segue:

Dobbiamo comunicarle che abbiamo commesso un terribile errore!
Infatti, il testo sulla cui possibilità di pubblicazione si è riunita martedì la commissione e per il quale oggi doveva essere inviata la risposta (negativa) non è il suo, bensì un altro!

eccetera eccetera con tanto di scuse.

Che fare? Illudersi per qualche altro giorno nell’attesa del rifiuto effettivamente destinato a me oppure gioire come un bambino? Ovviamente, alla tenera età di quarantuno anni, ho optato per la gioia smisurata.
Mi sono trastullato per quattro giorni quando finalmente è arrivata l’email corretta:

Gentile signor Scarciglia,
abbiamo attentamente valutato la sua opera … in 2 livelli di lettura, che l’hanno entrambi molto apprezzata.
Siamo intenzionati a investire su di lei e sul suo libro, pur con la prudenza che ci contraddistingue e comunque in base alle sue reali esigenze.

Che dire? Mentre scrivo ho tra le mani il contratto di pubblicazione che la casa editrice mi ha inviato e che interndo firmare quanto prima.
Si tratta comunque di una piccola casa editrice, ma molto seria, e che per propria ammissione si considera essa stessa un trampolino di lancio per autori esordienti; posso però assicurare che il semplice fatto che qualcuno abbia giudicato un mio lavoro degno di essere pubblicato mi riempie di orgoglio e felicità.
Quindi, adesso lo posso gridare ai quattro venti: mi pubblicano!

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