C’era il cielo e c’eran le stelle. L’ascesa era stata faticosa e lunga, tanto che gli ultimi cento metri di salita il bimbo li fece in spalle al suo papà. Avevano camminato per quasi due ore. Al momento di partire il sole stava già per tramontare ma il sentiero era ancora visibile. Giunti alla meta il buio era totale. Solo la luna, una enorme luna piena, proiettava ombre sul prato immenso. Si sedettero l’uno accanto all’altro. Il bimbo cominciò a sbadigliare evidentemente assonnato e poco avvezzo a stare sveglio fino a quell’ora. Il suo papà lo intrattenne un po’ facendogli il solletico e parlandogli delle stelle. L’erba era fresca ed una lieve brezza inondava sporadicamente la collina di odori di brace provenienti dal paese.

Cominciò tutto all’improvviso.
Una luce immensa illuminò i campi addormentati e un enorme boato spaventò il bambino che si strinse al braccio del padre. Questi gli carezzò dolcemente la testa e gli diede un caldo bacio sui capelli folti stringendolo a sé. Poche parole di conforto precedettero lo spettacolo imminente.
Stelle cadenti al contrario, dalla terra verso il cielo, splendevano di mille colori nel firmamento estivo. Vibravano d’azzurro, di verde e di giallo. Esplodevano in mille rivoli saettanti che tra le stelle si confondevano e poi lentamente scomparivano. Una, due, tre volte ripetute nel cielo folgoranti fulmini artificiali tratteggiavano figure che solo la fantasia più sfrenata, meno condizionata, poteva riconoscere.
Nel fragrore della festa il padre sentì posarsi sul dorso della mano le soffici dita del figlio che senza chiedere permesso cercarono e trovarono l’indice della mano destra. Lo strinsero di un calore intenso e con esso si fusero per condividere unilateralmente le emozioni di quella serata.
L’uomo si voltò e vide il profilo delicato e paffuto di un bambino che, a bocca aperta, ammirava quello spettacolo in religioso silenzio. Vide nel suo sguardo lontano lo stupore di un evento mai visto, qualcosa di sconosciuto che si stava manifestando per la prima volta dinnanzi ai suoi occhi ancora semichiusi alle bellezze della vita. Riconobbe un sorriso appena abbozzato, frutto dell’alchimia tra stupore e felicità, meraviglia e gioia.
Nessuno dei due avrebbe mai più dimenticato quella serata.