C’era il cielo e c’eran le stelle.
L’ascesa era stata faticosa e lunga, tanto che per gli ultimi cento metri dovetti trasportare il mio piccolo in spalla. Avevamo camminato per quasi due ore. Al momento di partire il sole stava già per tramontare ma il sentiero era ancora visibile. Giungemmo alla meta che il buio era totale. Solo la luna, una enorme luna piena, proiettava ombre sul prato immenso. Ci sedemmo l’uno accanto all’altro. Mio figlio cominciò subito a sbadigliare, era assonnato e poco avvezzo a stare sveglio fino a quell’ora. Cercai di intrattenerlo facendogli il solletico e parlandogli delle stelle. L’erba era fresca ed una lieve brezza inondava a tratti la collina di odori di brace provenienti dal paese.

Cominciò tutto all’improvviso.
Una luce immensa illuminò i campi addormentati e un enorme boato lo spaventò così tanto che si strinse forte al mio braccio. Gli carezzai dolcemente la testa dandogli un caldo bacio sui capelli folti. Poche parole di conforto precedettero lo spettacolo pirotecnico.
Stelle cadenti al contrario, dalla terra verso il cielo, splendevano di mille colori nel firmamento estivo. Vibravano d’azzurro, di verde e di giallo. Esplodevano in mille rivoli saettanti che tra gli astri si confondevano e poi lentamente scomparivano. Una, due, tre volte ripetute nel cielo folgoranti fulmini artificiali tratteggiavano figure che solo la fantasia più sfrenata, meno condizionata, poteva riconoscere.
Nel fragrore della festa sentii posarsi sul dorso della mia mano le soffici dita di mio figlio che senza chiedere permesso cercarono e trovarono l’indice della mia mano destra. Lo strinsero di un calore intenso e con esso si fusero per condividere insieme le emozioni di quella serata.
Mi voltai e vidi nel buio il profilo delicato e paffuto di un bambino che, a bocca aperta, ammirava quello spettacolo in religioso silenzio. Rimasi affascinato dal suo sguardo e dallo stupore per un evento mai visto, per qualcosa di sconosciuto che si stava manifestando per la prima volta dinnanzi ai suoi occhi ancora socchiusi alle bellezze della vita. Riconobbi un sorriso appena abbozzato, frutto dell’alchimia tra stupore e felicità, meraviglia e gioia.
Per me, ma forse anche per mio figlio, si trattò di un giorno indimenticabile.