sds Il romanzo di Wallace è come un viaggio circolare, un percorso che il lettore compie più volte tornando sempre su se stesso ma effettuato con mezzi di trasporto sempre diversi. Quasi si potesse percorrere un tratto a piedi, uno in auto, un altro in bici e poi in moto, aereo, nave e così via per tornare ai piedi, l’auto, etc. Ogni tragitto, almeno all’inizio, coinvolge personaggi sempre differenti e che apparentemente hanno poco da spartire tra loro finchè non si delinea un tema, un progetto che, seppur assurdo, fa da collante tra le vite raccontate. La storia è narrata alternativamente, ma senza uno schema preciso, in prima persona dal punto di vista dei tanti personaggi, in terza persona quando serve allontanarsi dal contesto oppure sotto forma di racconto dentro la storia, una narrazione ricorsiva che lega ciò che accade nella trama principale ai nuovi ed estemporanei protagonisti che fanno la loro comparsa per poche pagine in questa sinfonia stonata di strumenti ottimamente suonati.
La protagonista è doppia, nel senso che si tratta di due donne, che però condividono lo stesso nome, lo stesso cognome e in parte lo stesso carattere. Ciò che le differenzia è l’età, in quanto la prima è la pronipote della seconda essendo quest’ultima la bisnonna della prima.
Wallace gorgheggia nel pantano di rapporti personali falsi e surreali. Così come surreale è la maggior parte del romanzo, a volte comico, altre tragico o spietato, sempre e comunque cinico nel raccontare le debolezze dei singoli personaggi. Un punto di forza della storia risiede nei dialoghi, sempre incalzanti e diretti, allucinati e complessi, dei quali spesso si intuiscono i personaggi coinvolti solo dopo qualche pagina.
Un libro sicuramente difficile e mai scontato, che non si preoccupa della sensibilità del lettore ma lo accompagna, con spinte e strattoni neanche troppo garbati, nel deserto nero della follia umana.

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