“Il bamino di Noè” è un romanzo abbastanza breve di Eric-Emmanuel Schmitt, un drammaturgo francese di fama internazionale, ambientato negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, che narra la guerra vista attraverso gli occhi di un bambino di nove anni, ebreo, nel Belgio invaso dai nazisti. Il protagonista è costretto ad abbandonare i genitori, cambiare identità, e affidarsi alle cure di un sacerdote in un orfanotrofio cattolico.
Mi sono avvicinato a questo romanzo perchè le insegnanti dei miei figli, entrambi di nove anni, hanno comunicato a noi genitori che quest’anno affronteranno la giornata della memoria (27 gennaio di ogni anno) utilizzando questo breve racconto come base per spiegare cosa è successo in quegli anni bui della nostra storia. Gli argomenti trattati dall’autore sono tutt’altro che leggeri e l’inizio della narrazione, devo ammetterlo, è abbastanza toccante e forte. Ma le vicende che si susseguono, e che vengono raccontate con la semplicità con cui le racconterebbe un bambino, ci trascinano lungo le 130 pagine del libretto con la speranza nel cuore e con il desiderio che fatti del genere non possano più colpire altri bambini.
E’ curioso, atroce e toccante il modo in cui il piccolo Joseph scopre il proprio essere ebreo in un mondo che rifiuta tale condizione, un mondo che vuole eliminare “quelli come lui” senza nessuna pietà.

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