dicarneedinullaHo letto diverse opinioni su questa raccolta di saggi di David Foster Wallace, e devo dire che nessuna di queste mi ha mai convinto più di tanto. Ci si è sempre soffermati sul volume in quanto tale e non sul suo contenuto più intimo.

Mi spiego meglio: tra chi pensa si tratti di una mossa di marketing ben congegnata al fine di recuperare denaro sfruttando il nome di un autore che purtroppo non potrà produrre più nulla e chi invece avrebbe idolatrato anche la lista della spesa purchè fosse stata scritta da DFW, io penso ci si debba piuttosto soffermare sul contenuto di questi 13 pezzi estrapolati dalla produzione del compianto Wallace e considerare quello che da essi vien fuori del loro autore.
Potrei parlare della straordinarietà con cui egli sia stato in grado, nella sua vita, di affrontare argomenti spesso opposti e contraddittori, passando da Wittgenstein a Terminator 2, dalla matematica alla poesia, dal divertimento dello scrivere alla stroncatura impietosa di opere altrui, dal prendersi in giro all’esaltarsi per un film di fantascienza, dallo scrivere dell’amore e dell’AIDS nella stessa pagina.

Ma quello che mi preme più sottolineare è che i momenti forse più toccanti dell’intero volume sono rappresentati dalle tre interviste che chiudono il saggio e che ci presentano un ragazzo che, tra le tante difficoltà dello scrivere, del lavorare, del farsi apprezzare, deve fare i conti quotidianamente con il proprio genio. Ogni domanda che gli viene posta sembra sottintenderne un’altra molto più diretta e crudele: da dove deriva tutto il tuo talento? E ogni risposta nasconde lo straniamento di un uomo che non è in grado di rispondere in maniera diretta a questo quesito e così brancola tra filosofia, matematica, passioni, risate improvvise e lacrime trattenute.

Un libro da leggere se si apprezza DFW in tutta la sua drammaticità e che non farà che aumentare il rimpianto di non averlo più tra noi.