deSilvaSimpatico, godibile, a tratti arguto e palesemente colto, però. Però. C’è un però in questo romanzo di Diego De Silva. Spesso scontato, banale, fievole in quella che dovrebbe essere la struttura narrativa, piegato all’evidente esigenza dell’autore di dimostrare quanto sia capace di essere beffardo, controcorrente e volutamente cinico. In definitiva un libro che non mi ha convinto più di tanto, soprattutto non mi ha convinto a continuare la lettura dello stesso autore. E’ la prima opera di De Silva che leggo e probabilmente l’ultima, non perchè non sia piacevole, anzi ho trascorso qualche ora con il sorriso sugli occhi, ma non vi ho trovato nulla di originale, nuovo, straripante, che solitamente cerco in un nuovo autore.
Il protagonista dovrebbe essere l’avvocato Vincenzo Malinconico e il filo conduttore le emozioni che lo sovrastano e ne influenzano le relazioni con gli altri, ma il modo in cui questo percorso viene narrato mi pare troppo leggero e sfilacciato, così come il rapporto con il proprio psicanalista. E’ costruito da brevissimi episodi spesso non direttamente collegati tra loro, in cui la musica ha una parte importante così come le donne.
Oggi incontro una bella ragazza e descrivo le mie sensazioni in due pagine, poi mi taglio la lingua leccando una busta e ci scrivo altre due pagine, ascolto una canzone di un cantautore italiano e via altre due, ripenso ai Duran Duran negli anni ottanta ed ecco due nuove cartelle, faccio un sogno strano, metto in discussione modi di dire, guardo un film in tv o noto un  particolare dolce in gelateria, e via ogni volta un paio di pagine. Alla fine metto tutti insieme ed ecco “Sono contrario alle emozioni”.