La poesia non fa per me

Un autor che si cimenti
nello scrivere poesie
io lo stimo, non v’è dubbio,
ma non son parole mie.

Dell’intimo scrittore
coraggioso nell’esporsi
dovrei provar rispetto
ma non ne intendo i versi.

Leggo, rileggo, e provo a capire
quel sentimento tra rime e sospiri,
tra dolci fanciulle che braman l’amore
e autunni fuggenti che recan dolore.

Son reo confesso: non lo comprendo
cosa può essere che spinge l’autore
a rivelare del proprio intelletto
la gioia, gli umori, finanche l’odore.

Ma dunque poeti scrivetene ancora
di quelle poesie dai tratti tremendi,
che io per timor di sembrare ignorante
esalterò come alti, davvero stupendi.

Appuntamento in spiaggia

Era il 2003.
Quell’anno l’estate esplose all’improvviso, c’erano pezzi di turisti ovunque. Trascinavo con fatica le mie infradito lungo una piccola strada secondaria, lastricata di recente con ciottoli del quattrocento, che dalla piazza centrale del paese portava alla spiaggia, tutto rigorosamente in salita. Risiedevo nell’unica località balneare al di sotto del livello del mare. Arrancavo con passo incerto nel disperato tentativo di raggiungere la mia ombra, proiettata qualche metro più avanti da un sole impietoso. Alle undici del mattino, quando erano già passate ben due ore dalle nove dello stesso giorno, mi imbattei in un ambulante che vendeva orologi in ritardo. Dopo venti minuti di trattative, esausto, ne acquistai uno alla esorbitante cifra di otto euro. Ero spossato dalla trattativa continua avvenuta sotto un sole cocente e dalla calura estiva, ma mi rinfrancai quando, gettando un’occhiata furtiva al polso, mi accorsi che erano solo le dieci e trenta.
Ero in anticipo di ben quindici minuti sull’orario dell’appuntamento.

L’artificio del fuoco (2)

C’era il cielo e c’eran le stelle.
L’ascesa era stata faticosa e lunga, tanto che per gli ultimi cento metri dovetti trasportare il mio piccolo in spalla. Avevamo camminato per quasi due ore. Al momento di partire il sole stava già per tramontare ma il sentiero era ancora visibile. Giungemmo alla meta che il buio era totale. Solo la luna, una enorme luna piena, proiettava ombre sul prato immenso. Ci sedemmo l’uno accanto all’altro. Mio figlio cominciò subito a sbadigliare, era assonnato e poco avvezzo a stare sveglio fino a quell’ora. Cercai di intrattenerlo facendogli il solletico e parlandogli delle stelle. L’erba era fresca ed una lieve brezza inondava a tratti la collina di odori di brace provenienti dal paese.

Cominciò tutto all’improvviso.
Una luce immensa illuminò i campi addormentati e un enorme boato lo spaventò così tanto che si strinse forte al mio braccio. Gli carezzai dolcemente la testa dandogli un caldo bacio sui capelli folti. Poche parole di conforto precedettero lo spettacolo pirotecnico.
Stelle cadenti al contrario, dalla terra verso il cielo, splendevano di mille colori nel firmamento estivo. Vibravano d’azzurro, di verde e di giallo. Esplodevano in mille rivoli saettanti che tra gli astri si confondevano e poi lentamente scomparivano. Una, due, tre volte ripetute nel cielo folgoranti fulmini artificiali tratteggiavano figure che solo la fantasia più sfrenata, meno condizionata, poteva riconoscere.
Nel fragrore della festa sentii posarsi sul dorso della mia mano le soffici dita di mio figlio che senza chiedere permesso cercarono e trovarono l’indice della mia mano destra. Lo strinsero di un calore intenso e con esso si fusero per condividere insieme le emozioni di quella serata.
Mi voltai e vidi nel buio il profilo delicato e paffuto di un bambino che, a bocca aperta, ammirava quello spettacolo in religioso silenzio. Rimasi affascinato dal suo sguardo e dallo stupore per un evento mai visto, per qualcosa di sconosciuto che si stava manifestando per la prima volta dinnanzi ai suoi occhi ancora socchiusi alle bellezze della vita. Riconobbi un sorriso appena abbozzato, frutto dell’alchimia tra stupore e felicità, meraviglia e gioia.
Per me, ma forse anche per mio figlio, si trattò di un giorno indimenticabile.

L’artificio del fuoco

C’era il cielo e c’eran le stelle. L’ascesa era stata faticosa e lunga, tanto che gli ultimi cento metri di salita il bimbo li fece in spalle al suo papà. Avevano camminato per quasi due ore. Al momento di partire il sole stava già per tramontare ma il sentiero era ancora visibile. Giunti alla meta il buio era totale. Solo la luna, una enorme luna piena, proiettava ombre sul prato immenso. Si sedettero l’uno accanto all’altro. Il bimbo cominciò a sbadigliare evidentemente assonnato e poco avvezzo a stare sveglio fino a quell’ora. Il suo papà lo intrattenne un po’ facendogli il solletico e parlandogli delle stelle. L’erba era fresca ed una lieve brezza inondava sporadicamente la collina di odori di brace provenienti dal paese.

Cominciò tutto all’improvviso.
Una luce immensa illuminò i campi addormentati e un enorme boato spaventò il bambino che si strinse al braccio del padre. Questi gli carezzò dolcemente la testa e gli diede un caldo bacio sui capelli folti stringendolo a sé. Poche parole di conforto precedettero lo spettacolo imminente.
Stelle cadenti al contrario, dalla terra verso il cielo, splendevano di mille colori nel firmamento estivo. Vibravano d’azzurro, di verde e di giallo. Esplodevano in mille rivoli saettanti che tra le stelle si confondevano e poi lentamente scomparivano. Una, due, tre volte ripetute nel cielo folgoranti fulmini artificiali tratteggiavano figure che solo la fantasia più sfrenata, meno condizionata, poteva riconoscere.
Nel fragrore della festa il padre sentì posarsi sul dorso della mano le soffici dita del figlio che senza chiedere permesso cercarono e trovarono l’indice della mano destra. Lo strinsero di un calore intenso e con esso si fusero per condividere unilateralmente le emozioni di quella serata.
L’uomo si voltò e vide il profilo delicato e paffuto di un bambino che, a bocca aperta, ammirava quello spettacolo in religioso silenzio. Vide nel suo sguardo lontano lo stupore di un evento mai visto, qualcosa di sconosciuto che si stava manifestando per la prima volta dinnanzi ai suoi occhi ancora semichiusi alle bellezze della vita. Riconobbe un sorriso appena abbozzato, frutto dell’alchimia tra stupore e felicità, meraviglia e gioia.
Nessuno dei due avrebbe mai più dimenticato quella serata.